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Spazio Bianco, Ass. lotta all'Aids

dicembre 2018: Giornata mondiale contro l’AIDS.
L’Associazione Spazio Bianco presenta il libro “Dietro le quinte, testimonianze di vita di persone HIV+”. Locandina per la presentazione del libro.

L’idea di raccogliere i racconti della vita delle persone affette da HIV+ è maturata qualche anno fa prendendo spunto da un’inchiesta giornalistica che evidenziava come nei siti Web di incontro molti giovani cercassero rapporti non protetti con persone HIV+ nella speranza di infettarsi e non dover così più usare il preservativo. L’utilizzo di questo era considerata una pratica molto più fastidiosa che assumere una compressa al giorno forse per tutta la vita.

Il Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità fornisce dati allarmanti riguardo la diffusione del virus: da più dieci anni il numero delle diagnosi non accenna a scendere e addirittura, negli ultimi anni, registra un incremento tra le persone omosessuali, soprattutto tra le nuove generazioni, che hanno forse perso la memoria storica di ciò che significa essere sieropositivi.
Ci sono giovani che si rifiutano di utilizzare il preservativo per scelta” sottolinea Titina Ciccone, presidente dell’Associazione Spazio Bianco, che da 25 anni si occupa di prevenzione della malattia, solidarietà ed assistenza nei confronti di chi è affetto da AIDS, “poiché sono convinti che una volta preso il virus possono avere rapporti sessuali senza l’incubo dell’infezione e senza la necessità di utilizzare il preservativo, ad oggi l’unico modo per evitare il contagio durante un rapporto sessuale.

La condizione di sieropositività non si riduce purtroppo a una pasticca.”Volevamo comunque rappresentare da tempo il «dietro le quinte» della vita delle persone HIV+”, prosegue la presidente, “perché il tema della discriminazione e del disagio ci è caro quanto quello della prevenzione e abbiamo ritenuto che, alla luce dei fatti, il racconto della convivenza con il virus dell’HIV avrebbe assolto un duplice compito: preventivo, per tutti coloro che con leggerezza e superficialità non ricorrevano alla prevenzione; informativo, in quanto illuminante della vita di persone che come pazienti non hanno volto e non hanno voce perché ancora oggi, a più di trenta anni dalla scoperta del virus, la paura di essere identificati è ancora elevatissima e gli episodi di discriminazione frequenti dal momento che in molti ancora ignorano le modalità di trasmissione del virus”.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista specializzata Eurosurveillance, in Italia, nonostante il test dell’HIV e l’assistenza sanitaria siano gratuiti, si stima che ci siano tra le 12.000 e le 18.000 persone non diagnosticate che vivono con l’HIV senza saperlo. In un’intervista rilasciata nel novembre 2017 a Il Fatto Quotidiano, Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, affermava che “a fronte di un leggero calo delle nuove diagnosi da Hiv nell’ultimo anno, abbiamo però registrato un aumento relativo dei casi proprio tra i giovani con meno di 25 anni; ciò vuol dire che in questa fascia la malattia sta diminuendo più lentamente”. Questo sembra dovuto, secondo Rezza, “a una perdita della memoria generazionale rispetto alla gravità di questa malattia”.